giovedì 18 novembre 2010

Reportage dalla città senza diritti. Il diario dei GD di Brescia sulla protesta per i diritti degli immigrati.( Parte II)

Lo scontro frontale si ha lunedì 8, quando dopo ripetute cariche ai manifestanti il presidio viene spostato centro metri più indietro e l’accesso diretto a via San Faustino e alle vie laterali completamente bloccato. Questa mossa, a mio parere irresponsabile, ha un triplice (voluto?) risultato: in primo luogo isolare i ragazzi della gru -nel frattempo rimasti in sei- che in preda alla furia scagliano rifiuti di ogni tipo verso i poliziotti e i pompieri, secondariamente inasprire gli animi dei manifestanti legittimando prese di posizione più muscolose da parte della Prefettura e della Questura e infine creare ancora più disagio alla popolazione bresciana aumentandone lo sdegno.                                       
Creare vuoto materiale e spirituale: l’esatto opposto di come si dovrebbe agire in questi casi.

La diocesi, i sindacati e lo stesso Pd proseguono sulla linea della mediazione, così che venga sì rispettata la legge ma che i diritti umani non vengano calpestati e in modo da favorire una discussione seria e aperta che garantisca diritti e doveri di tutte le parti. Là sotto la gru sembra invece il “tutti contro tutti”, la fiera delle strumentalizzazioni. I leghisti che avevano promesso la lotta dura contro gli immigrati non hanno saputo creare altro che tensione sociale e ora sbraitano e berciano contro i migranti e «i soliti comunisti», mentre altre realtà sfruttano il dramma per i propri interessi di visibilità e favoriscono la cultura dell’illegalità.
Lunedì 15 è stato trovato l’accordo e gli ultimi due migranti sono scesi tra gli applausi degli astanti, ma a quando una nuova gru?

Reportage dalla città senza diritti. Il diario dei GD di Brescia sulla protesta per i diritti degli immigrati.( Parte I)

Per diciassette freddi giorni novembrini Brescia è rimasta con il fiato sospeso. Come nei libri gialli l’orologio si ferma all’ora del delitto, così la città si è bloccata intorno a quella gru all’imbocco di via San Faustino, dove dieci migranti hanno deciso di asserragliarsi nella disperata lotta per la regolarizzazione.
Da subito è chiaro che la situazione è delicatissima: in una città che conta un’altissima percentuale di stranieri, basterebbe poco per scatenare una battaglia delle banlieues. Gli immigrati si battono contro la “sanatoria truffa” e chiedono a gran voce il permesso di soggiorno per tutti. Per i primi giorni un nutrito gruppo di sostenitori si raccoglie sotto la gru, supportando i ragazzi asserragliati a trenta metri d’altezza che rifiutano ogni tipo di mediazione loro offerta.
Una settimana di incertezza e relativa immobilità sfocia nella manifestazione di sabato 6 novembre, indetta dalle associazioni di migranti e da “Diritti per tutti” che si rifà ai centri sociali, e che vede accorrere numerose persone. Moltissimi immigrati, parecchi italiani che partecipano a titolo personale, tra cui molti studenti e famiglie, e qualche bandiera politica di estrema sinistra. Viene fortunatamente ritirata la contromanifestazione leghista “della brava gente onesta” minacciata dal vicesindaco Rolfi, che avrebbe creato pericolosissime tensioni. La manifestazione si svolge in maniera pacifica, tra canti e balli e famiglie con i passeggini. Impressionanti gli occhi dei migranti colmi di fiducia, speranza e commozione quando il corteo fa tappa davanti alla gru: segno che in quella lotta disperata credono davvero, che come recitano i cartelli sono “tutti sulla gru”.
Intanto il clima in città si fa sempre più teso: passeggiando per le vie del centro non si sente parlare di altro.  I bresciani stanno dando segno di insofferenza, i commenti arrabbiati o semplicemente razzisti ormai si sprecano, così come le frasi fatte dei vecchietti sulle panchine e delle siure bon ton che asseriscono «tutti abbiamo i nostri problemi. E poi una volta venivano uno a uno, adesso ci stanno invadendo».

martedì 16 novembre 2010

Meno bamboccioni, più autonomia? Il Governo si sbrighi a fare quattro cose semplici

Gli ultimi dati sullo stato dei giovani italiani, ci raccontano di giovani sono sempre più famiglia-dipendenti e sottolineano come più è alta la dipendenza dalla famiglia di origine e meno sia la capacità di proseguire i progetti autonomamente (vedi http://www.repubblica.it/economia/2010/11/15/news/patucchi_inchiesta-9120145/?ref=HREC1-5).

giovedì 11 novembre 2010

IL 17 NOVEMBRE SCENDIAMO IN PIAZZA


Da settant’anni il 17 novembre è una data internazionale di mobilitazione degli studenti.
17 novembre 1939: centinaia di giovani cecoslovacchi che si opponevano alla guerra furono arrestati e uccisi dai nazisti. Nel 1941 alcuni gruppi di studenti in esilio, gli stessi che avrebbero poi costituito il nucleo dell'International Union of Students, decisero che il 17 novembre sarebbe diventato l'International Students Day, la giornata internazionale di mobilitazione studentesca. 
Il 17 Novembre del 1973 un carro armato abbatté il politecnico di Atene per reprimere la rivolta studentesca contro la dittatura militare.
Il 17 Novembre 1989 in Cecoslovacchia la commemorazione del '39 divenne l'inizio della rivolta contro il regime.

Anche quest’anno in Italia sfileranno diversi cortei.
A Milano il corteo partirà da Largo Cairoli alle 9.00!

La nostra presenza vogliamo farla sentire! Vogliamo far capire che noi oggi siamo studenti, ma domani saremo classe dirigente!
Dobbiamo denunciare che oggi non si investe più su di noi, anzi sentiamo continuamente parlare di tagli alla scuola, alle università e alle borse di studio.

Dobbiamo denunciare che oggi quando entriamo nel mondo del lavoro ci sentiamo calpestati… contratti di stage per mesi, contratti a tempo determinato per anni, poche garanzie, poche tutele, poco interesse.
Andiamo in piazza quest’anno rivendicando il nostro diritto allo studio, e ricordando alle classi dirigenti che la nostra formazione è la garanzia che un domani saremo all’altezza dei problemi da affrontare e sapremo trovare le soluzioni migliori!
Andiamo in piazza quest’anno rivendicando la nostra dignità di lavoratori, chiedendo di essere formati al meglio per il domani, chiedendo di avere una possibilità.

17 NOVEMBRE 2010 – PER RIVENDICARE I NOSTRI DIRITTI E COSTRUIRE IL FUTURO: http://www.youtube.com/watch?v=wGfEFwQbfyg

I responsabili del corteo Gd sono: Giuseppe Bufalino (3404606531), Andrea Esposito (3339567581), Filippo Barberis (3292162849)
>>> Scarica i materiali realizzati dai Giovani Democratici Lombardia 

martedì 2 novembre 2010

Un Predidente allo sbaraglio

I Giovani Democratici della Lombardia condannano le parole di Silvio Berlusconi secondo cui sarebbe meglio "essere appassionati di belle ragazze che gay".
"Invece di riflettere sul suo ruolo istituzionale alla luce delle ultime vicende comparse sulle prime pagine di tutte le testate gioralistiche" - dichiara Silvia Gadda, Segretaria Regionale dei Giovani Democratici - "il Premier continua imperterrito a portare avanti la sua visone di "mascolinità" con becere battute di spirito, per deviare l'attenzione degli italiani dai suoi guai personali e giudiziari. Non possiamo continuare ad essere rappresentati da un Presidente del Consiglio che non perde occasione per ricordarci la sua visione misogina del ruolo delle donne e dell'omosessualità intesa come valore negativo."
"Silvio Berlusconi nei suoi deliri di onnipotenza crede di essere il proprietario indiscusso di questo Paese" - dice Caterina Santachiara, Responsabile Diritti Civili dei GD Lombardi - "mentre si aggravano le sue situazioni giudiziarie corre ai ripari con leggi ad personam; mentre difende goffamente la famosa telefonata alla Questura di Milano a favore di una ragazza minorenne e il mondo parla allibito dei festini a base di "Bunga Bunga" si scaglia volgarmente contro gli omosessuali. Anche la sua maggioranza si sta sgretolando lentamente perchè tutti si rendono conto, apertamente o no, che è in gioco la dignità morale di tutto lo Stato."