Visualizzazione post con etichetta Diritti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Diritti. Mostra tutti i post

venerdì 2 dicembre 2011

Togliete i libri agli uomini e finiranno a scrivere certi articoli su Libero

Mercoledì 30 Novembre "Libero" ha deciso di pubblicare, per mano di Camillo Langone, un articolo degno di essere ricordato tra i peggiori esempi di giornalismo degli ultimi anni. Il titolo, "Togliete i libri alle donne e torneranno a fare figli" è di per sè sufficientemente esplicativo e preoccupante.

Pubblichiamo di seguito la replica di Elena Madama, responsabile Diritti e Pari Opportunità dei GD della Lombardia. 

La mela non cade mai lontana dall'albero. Se poi l'albero in questione è l'ex premier Berlusconi, non possiamo stupirci dei frutti caduti dai suoi rami, uno dei quali può essere Libero. Secondo questa rivista, un valido modo per incrementare la natalità nel nostro Paese sarebbe quello "di chiudere qualche facoltà per aprire più reparti maternità".
Un concetto riconducibile a ben altre epoche e culture, decisamente becero ed umiliante al cospetto delle importanti vittorie sociali e politiche del mondo femminile negli ultimi due secoli. Pur essendo abituati alle guasconerie dell'ex Premier, di cui questo articolo parrebbe essere una ridicola barzelletta, la questione ci lascia increduli e turbati. Perchè è una seria considerazione che offende il Paese intero e la nostra cultura, cercando di ridurre e screditare, con squallide motivazioni, l'indipendenza delle donne che sempre di più si impegnano nel mondo del lavoro, della politica, dell'associazionismo e del sociale, senza risparmiare ai colleghi uomini, talora, sonori smacchi. 

Noi Giovani Democratici della Lombardia riteniamo che uno degli errori più stupidi e gravi che il nostro paese possa compiere sia quello di non promuovere e, soprattutto,non premiare l’istruzione e l’occupazione femminile.

Se l’Italia può aspirare a risollevarsi dallo spettro del baratro è anche grazie alla forza delle donne.

Elena Madama 
Responsabile Diritti e Pari Opportunità GD Lombardia

martedì 17 maggio 2011

I Giovani Democratici per una legge contro l'omofobia


Ventuno anni fa, il 17 maggio del 1990, l’Organizzazione mondiale della sanità toglieva l'omosessualità dall'elenco delle malattie mentali. Ventanni dopo, in 76 paesi del mondo, l’omosessualità è ancora condannata e punita con leggi severe, in 5 di questi paesi è prevista la pena di morte.
In Italia non esiste nessuna legge che tuteli le persone omosessuali e trans da violenza motivata da odio per un diverso orientamento sessuale o identità di genere. Il 23 Maggio il Parlamento italiano avrà l’opportunità di approvare questa legge.

Facciamo nostre le parole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
I Giovani Democratici sostengono la legge contro l’omofobia, perchè non è civile un Paese che non condanna ogni forma di violenza.

martedì 8 marzo 2011

8 Marzo 2011: Giornata Internazionale delle Donne


Nell’anno in cui si celebra il 150esimo dell’Unità d’Italia diamo valore alla giornata dell’ 8 Marzo, nata per ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo. In molti Comuni si celebra questa doppia ricorrenza ricordando le grandi figure femminili che hanno fatto grande l’Italia e che sono state dimenticate dalla Storia, per creare quella “genealogia femminile” che nel nostro Paese manca. Dopo lo straordinario successo della manifestazione del 13 Febbraio, che ha portato più di un milione di donne in piazza, siamo convinti che parlare della questione femminile significhi discutere della questione Italia. Il fatto stesso che l’esperienza dei comitati “Se non ora quando” continui a produrre materiali ed iniziative lo dimostra. Un’attenzione particolare nelle iniziative promosse va al tema del precariato inteso ormai come condizione di vita, che pesa sulle giovani donne e condiziona l’intera comunità nazionale e le sue prospettive, e a quello della maternità.
Il Segretario del Pd Bersani ha ribadito quanto sia “basilare il miglioramento della condizione femminile per lo sviluppo anche economico di un Paese, nonché per il suo incremento demografico. Le donne devono essere veramente le protagoniste e la misura del cambiamento della società”. Oggi simbolicamente vengono consegnate a Palazzo Chigi le firme raccolte per chiedere le dimissioni di Berlusconi, la cui visione delle donne ci ha sommersi per decenni grazie alla concentrazione nella sua persona di potere politico, economico e mediatico. Ma oltre a questo dobbiamo pensare a come ricostruire il nostro Paese su basi diverse. Le donne del Partito Democratico hanno evidenziato tutte le norme che in questi ultimi tre anni di Governo Berlusconi hanno indebolito e fatto arretrare le donne in tema di assenza di servizi e di politiche del lavoro inesistenti e hanno poi fatto proposte politiche concrete (che potete trovare al link http://beta.partitodemocratico.it/doc/204287/le-nostre-proposte-per-le-donne.htm), alcune delle quali già contenute nelle proposte di legge che i nostri deputati hanno presentato alle Camere, ma che sono state per la maggior parte respinte.
Come Giovani Democratici della Lombardia abbiamo contribuito attivamente alla nascita della rete delle giovani donne GD che ha portato un contributo alla Conferenza Nazionale e Regionale delle donne del Partito Democratico e abbiamo aperto la discussione anche ai ragazzi, convinti che portare avanti insieme l’idea della piena parità tra uomo e donna in ogni ambito della vita sia una grande vittoria per tutti.

martedì 22 febbraio 2011

Quote rosa nei cda, oggi giornata decisiva


Oggi si discute in Senato il disegno di legge Golfo-Mosca che prevede che alle donne sia riservato un terzo dei posti nei consigli e nei collegi sindacali delle società quotate e delle partecipate statali. Ma serve davvero questa norma? Dallo studio voluto dal Sole 24Ore confluito in un volume, Fatti più in là, a cura della giornalista Monica D'Ascenzo, emerge come in Europa la ripresa economica sia stata guidata da tutti i talenti, senza esclusione di genere. In Italia il dibattito ha guadagnato gli onori della cronaca perché nel caso di un'approvazione da parte del Senato, senza emendamenti rispetto al testo passato all'unanimità alla Camera, la legge potrebbe già essere pubblicata nella Gazzetta ufficiale di marzo ed entrare in vigore dopo sei mesi.

L’approvazione di questa norma potrebbe avere un impatto dirompente di modernizzazione del nostro Paese e potrebbe sbloccare una situazione di immobilismo e vera e propria ingiustizia di uno dei luoghi decisionali più chiusi. Circa l’80% delle donne manager si è espresso a favore di questa proposta, anche perché, è bene ricordarlo, secondo le statistiche della Commissione UE l’Italia si trova al terz’ultimo posto per quanto riguarda il numero di donne presenti nei CdA delle aziende quotate in borsa, davanti solo a Malta, Cipro, Lussemburgo e Portogallo. Noi sosteniamo questo disegno di legge perché crediamo nella professionalità di donne che se la giocano “alla pari” con gli uomini ma anche agli uomini che conoscono le potenzialità di una squadra mista.

lunedì 7 febbraio 2011

9 Febbraio: Giornata degli stati vegetativi permanenti

Un anno fa, dopo oltre 17 anni passati sul labile confine tra vita e morte, Eluana Englaro se n’è andata per sempre. Il suo corpo, almeno, perché secondo suo padre (e, secondo quanto appurato nei molti ricorsi giudiziari, secondo quanto da lei affermato prima dell’incidente e del coma), Eluana era già morta, di fatto, 17 anni prima. Oggi, a un anno di distanza, ci troviamo a celebrare la prima giornata dedicata alle persone in Stato Vegetativo Permanente, come voluto dal Governo.
“Ogni giorno i medici sono posti di fronte a scelte drammatiche quando per un paziente non c’è più una ragionevole speranza di recuperare l’integrità intellettiva ed una vita indipendente dalle apparecchiature e dalle terapie che la sostengono. La tecnologia attuale è in grado di mantenere in vita malati permettendo di prolungare artificialmente la vita di una persona che ha perso ogni risorsa e tutto questo rende sempre più drammatico il problema dell’interruzione volontaria delle terapie al fine di evitare l’accanimento terapeutico. Di qui l’esigenza di formare medici e cittadini e dotare la società di strumenti di decisione, come il testamento biologico.” Così è scritto nella presentazione del Disegno di Legge depositato in Senato da Ignazio Marino ed altri parlamentari PD. Come giovani cittadini democratici, siamo convinti della necessità di una regolamentazione di una materia così delicata: ognuno di noi può avere una diversa concezione del limite di utilità delle cure sanitarie, di quale dovrebbe essere il suo percorso di fine-vita. Crediamo che vada tutelata la centralità della scelta individuale: non costringere alle cure, e ovviamente nemmeno a rinunciare ad esse, e far sì che queste dichiarazioni possano essere valide e vincolanti anche nel caso in cui una individuo non sia più cosciente e non possa rivendicare in prima persona le sue volontà. Tutelare la serenità delle convinzioni personali, ponendo ovviamente delle garanzie adeguate. Prima di tutto, la nomina di un fiduciario: quel soggetto, cioè, che in vece del paziente in stato di incoscienza dovrà prestare o rifiutare il consenso alle cure tenendo conto della volontà, dei valori e delle convinzioni dell’interessato. Poi, la possibilità di ricorrere ai Comitati Etici delle strutture ospedaliere nelle situazioni più complesse in cui non si trovi un accordo tra medico, fiduciario ed altri soggetti eventualmente coinvolti –coniugi,conviventi, figli…).
Una battaglia civile, una battaglia sempre più urgente e irrinunciabile. Poter essere pienamente liberi cittadini, per noi, passa anche da qui, dalla possibilità di autodeterminarsi. E, proprio perché su un tema così legato all’etica personale non si può essere tutti d’accordo, dal garantire a ciascuno la possibilità di scegliere.

mercoledì 26 gennaio 2011

27 gennaio 2011- Perché ricordare?

Ricorre il 27 gennaio 2011 la Giornata della Memoria, in commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo e del fascismo, dell'Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati.
Per la politica e per tutti noi è un momento per meditare su quanto è accaduto nel cuore dell'Europa borghese e su quanto ancora oggi in ognuno di noi riposi la responsabilità di non farlo accadere di nuovo, seppur sotto altre vesti.
"In questa giornataa di riflessione mi piace pensare a Tullia Zevi, una delle personalità più note e autorevoli dell'ebraismo italiano, prima donna eletta Presidente dell'Unione delle comunita' ebraiche italiane" commenta Silvia Gadda, Segretaria dei Giovani Democratici della Lombardia. "La sua vita e la sua persona ci raccontano cosa sono le donne nel nostro Paese e per il nostro Paese, nonostante l'immagine denigratoria e strumentale che il berlusconismo ne ha offerto in tutti questi anni. Diceva: 'Ci si deve rendere conto di cosa rappresenta la presa di potere di un regime dittatoriale e si deve amare e conservare questa democrazia che con tanta fatica abbiamo riconquistato. isogna ricordare che insieme ai sei milioni di ebrei, sono morti anche centinaia di migliaia di zingari, di omosessuali, di intellettuali e anche di oppositori politici del regime nazista, sia religiosi, sia laici'".

giovedì 20 gennaio 2011

Presidente, si dimetta! L'appello delle donne del PD

Il berlusconismo ha diffuso e continua a diffondere con orgoglio in Italia un'idea della donna come oggetto e come divertimento per uomini ricchi. Noi giovani donne del PD non ci stiamo.
La dignità delle donne e delle istituzioni non può essere ulteriormente calpestata: Berlusconi si deve dimettere.

mercoledì 24 novembre 2010

25 novembre - giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Alle volte è talmente incredibile che stentiamo a crederci noi stesse. Poi  cerchi lavoro e ti chiedono se e quando avrai intenzione di fare figli. E a fine mese il tuo stipendio è più basso del tuo pari livello maschio. E avere un bambino che entra all'asilo alle 8.30 per la tua azienda è un peso insormontabile invece che un normale fatto della vita. Poi ti accorgi che dare un giudizio sulla taglia del tuo reggiseno o la forma del tuo fondoschiena è scontato, mentre a te non verrebbe mai in mente di parlare in pubblico della taglia del pene di un collega maschio. E sai benissimo che se sei arrivata da qualche parte, la maggior parte delle persone pensa che se ci sei arrivata sarà perché sei andata a letto con qualche maschio.  E in effetti, molti uomini la pensano così: i tuoi favori erotici in cambio di un lavoro o di un posto di potere o di un favore. E se non ci stai, la vita si fa molto più complicata. A volte, talmente complicata che iniziano le persecuzioni, o la violenza psicologica si trasforma in quella fisica. 
La violenza è la prima causa di morte o invalidità permanente delle donne tra i 14 e i  50 anni. Più del cancro. Più degli incidenti stradali. Le vittime - soprattutto tra i 25 e i 40 anni - sono in numero maggiore donne laureate e diplomate, dirigenti e imprenditrici, donne che hanno pagato con un sopruso la loro emancipazione culturale, economica, la loro autonomia e libertà. Lo dice l'Istat.
Una realtà cruda, violenta. Tanto più cruenta perché mascherata, taciuta, sminuita. Una violenza che va di moda. Che spesso chi subisce è il primo a riprodurre. Una violenza che non ha parte politica, perché a parole tutti la rinnegano, ma nei fatti la sua pratica è trasversale.
I Giovani Democratici della Lombardia pensano che a questa violenza sia necessario dire basta. Che non sia un tema di donne e da donne, ma un tema di tutte le persone che hanno a cuore il rispetto degli altri, che non accettano l'idea di un mondo fatto di persone di serie a e di serie b, perché le persone, pur nelle loro differenze, meritano uguali diritti, che pensano che essere genitori è una responsabilità delle mamme e dei papà, ma anche una ricchezza per tutta la società, poiché la tiene in vita e la innova
Pensaci.

giovedì 18 novembre 2010

Reportage dalla città senza diritti. Il diario dei GD di Brescia sulla protesta per i diritti degli immigrati.( Parte II)

Lo scontro frontale si ha lunedì 8, quando dopo ripetute cariche ai manifestanti il presidio viene spostato centro metri più indietro e l’accesso diretto a via San Faustino e alle vie laterali completamente bloccato. Questa mossa, a mio parere irresponsabile, ha un triplice (voluto?) risultato: in primo luogo isolare i ragazzi della gru -nel frattempo rimasti in sei- che in preda alla furia scagliano rifiuti di ogni tipo verso i poliziotti e i pompieri, secondariamente inasprire gli animi dei manifestanti legittimando prese di posizione più muscolose da parte della Prefettura e della Questura e infine creare ancora più disagio alla popolazione bresciana aumentandone lo sdegno.                                       
Creare vuoto materiale e spirituale: l’esatto opposto di come si dovrebbe agire in questi casi.

La diocesi, i sindacati e lo stesso Pd proseguono sulla linea della mediazione, così che venga sì rispettata la legge ma che i diritti umani non vengano calpestati e in modo da favorire una discussione seria e aperta che garantisca diritti e doveri di tutte le parti. Là sotto la gru sembra invece il “tutti contro tutti”, la fiera delle strumentalizzazioni. I leghisti che avevano promesso la lotta dura contro gli immigrati non hanno saputo creare altro che tensione sociale e ora sbraitano e berciano contro i migranti e «i soliti comunisti», mentre altre realtà sfruttano il dramma per i propri interessi di visibilità e favoriscono la cultura dell’illegalità.
Lunedì 15 è stato trovato l’accordo e gli ultimi due migranti sono scesi tra gli applausi degli astanti, ma a quando una nuova gru?

Reportage dalla città senza diritti. Il diario dei GD di Brescia sulla protesta per i diritti degli immigrati.( Parte I)

Per diciassette freddi giorni novembrini Brescia è rimasta con il fiato sospeso. Come nei libri gialli l’orologio si ferma all’ora del delitto, così la città si è bloccata intorno a quella gru all’imbocco di via San Faustino, dove dieci migranti hanno deciso di asserragliarsi nella disperata lotta per la regolarizzazione.
Da subito è chiaro che la situazione è delicatissima: in una città che conta un’altissima percentuale di stranieri, basterebbe poco per scatenare una battaglia delle banlieues. Gli immigrati si battono contro la “sanatoria truffa” e chiedono a gran voce il permesso di soggiorno per tutti. Per i primi giorni un nutrito gruppo di sostenitori si raccoglie sotto la gru, supportando i ragazzi asserragliati a trenta metri d’altezza che rifiutano ogni tipo di mediazione loro offerta.
Una settimana di incertezza e relativa immobilità sfocia nella manifestazione di sabato 6 novembre, indetta dalle associazioni di migranti e da “Diritti per tutti” che si rifà ai centri sociali, e che vede accorrere numerose persone. Moltissimi immigrati, parecchi italiani che partecipano a titolo personale, tra cui molti studenti e famiglie, e qualche bandiera politica di estrema sinistra. Viene fortunatamente ritirata la contromanifestazione leghista “della brava gente onesta” minacciata dal vicesindaco Rolfi, che avrebbe creato pericolosissime tensioni. La manifestazione si svolge in maniera pacifica, tra canti e balli e famiglie con i passeggini. Impressionanti gli occhi dei migranti colmi di fiducia, speranza e commozione quando il corteo fa tappa davanti alla gru: segno che in quella lotta disperata credono davvero, che come recitano i cartelli sono “tutti sulla gru”.
Intanto il clima in città si fa sempre più teso: passeggiando per le vie del centro non si sente parlare di altro.  I bresciani stanno dando segno di insofferenza, i commenti arrabbiati o semplicemente razzisti ormai si sprecano, così come le frasi fatte dei vecchietti sulle panchine e delle siure bon ton che asseriscono «tutti abbiamo i nostri problemi. E poi una volta venivano uno a uno, adesso ci stanno invadendo».

martedì 16 novembre 2010

Meno bamboccioni, più autonomia? Il Governo si sbrighi a fare quattro cose semplici

Gli ultimi dati sullo stato dei giovani italiani, ci raccontano di giovani sono sempre più famiglia-dipendenti e sottolineano come più è alta la dipendenza dalla famiglia di origine e meno sia la capacità di proseguire i progetti autonomamente (vedi http://www.repubblica.it/economia/2010/11/15/news/patucchi_inchiesta-9120145/?ref=HREC1-5).

martedì 2 novembre 2010

Un Predidente allo sbaraglio

I Giovani Democratici della Lombardia condannano le parole di Silvio Berlusconi secondo cui sarebbe meglio "essere appassionati di belle ragazze che gay".
"Invece di riflettere sul suo ruolo istituzionale alla luce delle ultime vicende comparse sulle prime pagine di tutte le testate gioralistiche" - dichiara Silvia Gadda, Segretaria Regionale dei Giovani Democratici - "il Premier continua imperterrito a portare avanti la sua visone di "mascolinità" con becere battute di spirito, per deviare l'attenzione degli italiani dai suoi guai personali e giudiziari. Non possiamo continuare ad essere rappresentati da un Presidente del Consiglio che non perde occasione per ricordarci la sua visione misogina del ruolo delle donne e dell'omosessualità intesa come valore negativo."
"Silvio Berlusconi nei suoi deliri di onnipotenza crede di essere il proprietario indiscusso di questo Paese" - dice Caterina Santachiara, Responsabile Diritti Civili dei GD Lombardi - "mentre si aggravano le sue situazioni giudiziarie corre ai ripari con leggi ad personam; mentre difende goffamente la famosa telefonata alla Questura di Milano a favore di una ragazza minorenne e il mondo parla allibito dei festini a base di "Bunga Bunga" si scaglia volgarmente contro gli omosessuali. Anche la sua maggioranza si sta sgretolando lentamente perchè tutti si rendono conto, apertamente o no, che è in gioco la dignità morale di tutto lo Stato."