martedì 12 ottobre 2010

Scuola: dalla protesta alla proposta. le idee dei giovani

Il Governo non affronta i problemi cronici della scuola pubblica e li peggiora con 8 miliardi di tagli ai servizi e 132.000 persone in meno tra insegnanti e ata. Intanto in Lombardia i fondi vanno alle scuole private che solo pochi possono permettersi e i soldi si sprecano per attività di stampo militare, come il progetto Allenati per la vita. Dichiara Silvia Gadda, Segretaria regionale dei Giovani Democratici. "Non pensiamo che la Scuola vada cambiata e portata al passo con i tempi: la vogliamo seria, aperta, interattiva, davvero utile per il lavoro e per la vita. Non serve tagliare a caso, il fatto è usare meglio le risorse. Se vogliamo che la scuola funzioni servono più servizi meglio organizzati e di maggiore qualità. Siamo in piazza non per protestare, ma per proporre. Vogliamo cambiare la scuola e sappiamo come farlo!".


PROPOSTE GD PER LA SCUOLA PRIMARIA E SECONDARIA

gli studenti
>> aule sicure, luminose e funzionali, riscaldamento in funzione, spazi aggregativi nella scuola
>> scuole aperte tutto il giorno e tutto l’anno
>> meno ore di lezione frontale e più laboratori e attività di gruppo, più attenzione alle competenze per il mondo globale (più ore di inglese, informatica e comunicazione web, arti e linguaggi visuali)
>> percorsi differenziati in base agli interessi personali, alle capacità, alle carenze
>> più opportunità di studio e lavoro all'estero fin da piccoli
>> più spazio agli studenti nelle decisioni e nelle scelte educative

gli insegnanti
>> cambiare il modo di reclutare, formare, valutare e riconoscere la professionalità dei docenti, che sono i veri attori del cambiamento
>> più giovani docenti nella scuola

le teconologie
>> una scuola al passo con i tempi: potenziare i laboratori, connessione a internet wi-fi e computer nelle classi
>> promuovere l’uso didattico delle nuove tecnologie attraverso un piano di formazione dei docenti

federalismo e autonomia
>>   reale potere di scelta alle scuole, garantendo il raggiungimento di traguardi di qualità definiti dallo Stato per tutto il territorio nazionale
>> personale e risorse economiche certe per ciascuna scuola e in tempo utile per l’inizio dell’anno scolastico

mercoledì 29 settembre 2010

Adro. I democratici uniti che fanno fare retromarcia al Ministro

Adro. Prima di tutto grazie a tutti voi. Per la tenacia sotto la pioggia, per le melodiose voci che hanno intonato l'Inno d'Italia, per credere in una scuola pubblica, laica, libera, pluralista!
Eravamo più di mille ad Adro (BS). E tanti Giovani Democratici da Brescia, Bergamo, Mantova, Cremona, Milano, Roma, Vercelli. Contro un sindaco leghista che pur di andare sulle prime pagine dei giornali non esita a marchiare la scuola pubblica (e l'intero arredo urbano) con i simboli della Lega Nord. Per una scuola libera che sappia accogliere e aprire la mente al futuro.
185 genitori di bambini che frequentano la scuola pubblica di Adro avevano inviato una lettera aperta, per dire che non si fa propaganda sulla pelle dei bambini. I democratici hanno risposto, tanto da costringere il Ministro Gelmini a fare marcia Indietro rispetto alle dichiarazioni di qualche giorno fa e ad intervenire sanzionando l'esposizione dei simboli leghisti.
"Il caso di Adro è emblematico" commenta Silvia Gadda, Segretaria dei Giovani Democratici della Lombardia. "Per questo Governo e per la Lega la scuola è considerata poco più che uno strumento di propaganda. Il PD pensa che la scuola sia la prima grande occasione che i bambini hanno per crescere e preparasi ad affrontare come si deve la vita. Un'occasione che nasce dall'impegno comune di genitori, alunni, insegnanti e  che da parte della politica merita attenzione, serietà, coraggio ed efficienza".
Mentre sui giornali si parla molto delle divisioni del PD, anche in questo senso, da chi era ad Adro arriva un messaggio forte a chi si muove a livello nazionale. "Sulle questioni vere che cambiano il futuro nostro e dei nostri figli, i democratici sanno essere uniti e hanno le idee chiare. Chi si muove sul piano nazionale concentri le forze sui problemi del Paese, piuttosto che sullo scacchiere degli equilibri interni al partito".

giovedì 29 aprile 2010

Due giorni sull'ambiente a Piacenza

I Giovani Democratici di Piacenza, in collaborazione con i Giovani Democratici Emilia Romagna, i Giovani Democratici Lombardia, il PD Emilia Romagna e il PD Piacenza, organizzano a Piacenza un Forum su Energia e Ambiente nei giorni 8 e 9 Maggio 2010.
L’idea di organizzare il Forum nasce, in primo luogo, dalla convinzione che da un momento di confronto e di dibattito possano emergere le risposte a delle esigenze che si pongono in maniera sempre più pressante, e soprattutto, che coinvolgono direttamente  il nostro territorio. Piacenza come territorio-ponte tra Nord e Sud e tra Ovest ed Est, Piacenza come importante polo energetico nella Regione: peculiarità territoriali che si accompagnano però a problematiche più ampie, da affrontare mediante soluzioni che coinvolgano temi come la mobilità sostenibile, la formulazione di politiche dei trasporti a livello nazionale e transnazionale, le fonti energetiche tradizionali e alternative, la gestione dei servizi di pubblica utilità, e soprattutto, queste soluzione devono includere i territori circostanti.
L’opportunità di svolgere a Piacenza questo incontro è rafforzata dalla presenza, in quei giorni, di un importante convegno, “Facciamo sull’energia”, che vedrà la partecipazione di numerosi esperti che interverranno proprio sui temi dell’energia, dei trasporti e dell’ambiente. Approfittando delle elaborazioni tecniche e scientifiche del convegno,  si potrà avviare un dibattito sulle scelte politiche da affrontare, beneficiando della presenza di importanti relatori del Partito Democratico, di importanti associazioni e di un ampio pubblico.  PROGRAMMA http://www.piacenza361.it/
Partecipa alla DUE GIORNI SULL'AMBIENTE DEI GD! Contatti Giuseppe Bufalino, responsabile Ambiente GD Lombardia, cell. 3404606531 e mail giusymus@libero.it.

PROGRAMMA APPUNTAMENTI GD:
-- Sabato 8 Maggio 2010 - Ore 19.00 “Beni pubblici tra gestioni private e fallimenti del mercato. Trasporti, acqua, servizi energetici”
-- Domenica 9 Maggio 2010 - Ore 19.00 “L’economia verde: come conciliare sostenibilità economica e sostenibilità ambientale”

domenica 17 gennaio 2010

Nucleare: vogliamo conoscere i siti prima delle elezioni regionali

Con il referendum abrogativo del 1987 fu "di fatto" sancito l' abbandono da parte dell' Italia del ricorso al nucleare come forma di approvvigionamento energetico ed infatti di lì a poco le quattro centrali nucleari in Italia furono chiuse. Il governo Berlusconi ha riaperto invece la questione nel luglio del 2009 con l'approvazione del disegno di legge sullo svilupo economico, che introduceva nuove norme in materia di energia e sistema imprenditoriale, tra cui la reintroduzione dellla possibilità di costruire centrali ad energia nucleare. Da quel momento si sono susseguite voci sulla possibile collocazione delle centrali nucleari, ma dal governo è arrivato solo un decreto che ha delineato i criteri generali per la selezione dei luoghi candidati e le relative compensazioni ambientali ed economiche per la popolazione locale. Nessun nome ufficiale finora, anche se una lista di località pre-designate sta circolando tra smentite e mezze conferme. Il tema vero che sembrerebbe bloccare tutto l'iter è la vicinanza con le elezioni regionali del prossimo marzo e la possibilità per la coalizione al governo di perdere consenso elettorale qualora i siti che dovranno ospitare fossero divulgati ufficialmente. In Lombardia e nelle aree limitrofe ci sono diversi aree potenzialmente, idonee a questo scopo, soprattutto lungo il corso del Po nelle province di Mantova e Cremona. Del resto anche il governatore uscente Formigoni ha dichiarato pubblicamente di essere favorevole ad ospitare centrali nucleari sul territorio lombardo. Per questo motivo i Giovani Democratici della Lombardia sostengono la necessità che i luoghi in cui dovrebbero sorgere le centrali nucleari siano resi pubblici prima delle elezioni. Questo per una questione di trasparenza e responsabilità di fronte innanzitutto ai cittadini e a tutto l'elettorato, a prescindere poi dalle posizioni che si possono avere di fronte alla scelta della reintroduzione del nucleare nel nostro Paese.